LA STORIA DI FRATE PUCCIO

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FRATE PUCCIO

Col viso fiorito d'un fresco sorriso,
con occhi vivaci e lucenti
il vecchio s'andava e veniva
pel grande convento dei Bianchi.
Il piccolo frate con braccio robusto
portava le brocche.
Andava e veniva leggero,
sostava alla cella un istante
posando le brocche alla soglia,
più lesto s'andava, più svelte le braccia
reggevan le brocche.

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LA STORIA

Compunti i fratelli incontrandolo,
guardavan con occhio di dubbio
spiccare in quel luogo sì gaio un sorriso
qual fiore scarlatto nel mazzo bianchissimo.
Guardavan da tempo la sosta alla cella.
Là dentro era il pozzo del dolce sorriso,
non quello nel mezzo al cortile del chiostro.
Da tanto fiorito sul labbro del frate,
s'andava ogni giorno facendo più fresco e più vivo:
soverchio sorriso.
Le brocche posavano un giorno alla soglia,
la porta lasciava uno spiro di luce,
fu visto con occhio d'orrore
che il frate vi aveva nascosto il peccato.
Quel gaio sorriso girava impudente
per gli anditi sacri vestendo il peccato.
La cella fu aperta, frugata, vuotata.
Nascosto fra i libri dei salmi,
si vide un fantoccio coperto di logori stracci,
di stracci dai vivi colori,
figura profana di femmina.
Soltanto una bocca che usava baciare il peccato
poteva sorrider là dentro.

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Coperte le imagini sacre di tele violette
l'oggetto profano fu tolto e portato al giudizio
dal frate maggiore: dal Padre.
«Sia aperto il convento,
si chiamin lontani fratelli,
si lasci passare ogni gente.
Nel mezzo al cortile del chiostro
sia fatto un gran fuoco,
il frate peccante
vi posi l'oggetto del sommo peccato,
rimanga tre giorni
nel mezzo al cortile prostrato».

All'alba del giorno fissato
in file infinite lasciarono i propri conventi
fratelli e sorelle lontani,
saliron silenti quel colle le file.
Nazarene bianche, Nazarene nere,
i Valpassiti, le Rocchettine, i Nazareni,
i Domiziani, le Valeriane, le Suore Vesse.
Lontani romiti salirono
e gente di popolo anche.
Infine beghine.
Schierati d'intorno al cortile del chiostro
attesero in basso pregare, i fratelli,

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pregare sommesso,
soave spirare d'un soffio di pace.
All'ora fissata, in fila, per coppie,
entrarono a testa reclina
i bianchi del grande convento
diretti all'oscura fascina
nel mezzo al cortile ammassata.
In ultimo Puccio, indietro d'un passo.
Il vecchio avanzava con muovere affranto,
le braccia incrociate sul petto
stringevan l'oggetto del sommo peccato;
gli stracci scarlatti spiccavano
sul manto bianchissimo
siccome una macchia di sangue,
siccome una larga ferita
dischiusa nel petto del frate.
Le file dei bianchi s'aprirono,
ognuno pel vasto cortile prostrato
pregava sommesso.
Fu dato il segnale,
il fuoco fu acceso.
Chinaronsi i Bianchi in due file
formando un viale di marmi.
Sol l'ultimo, Puccio, in piedi rimase.
Cricchiaron le grosse fascine

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nel fondo del bianco viale,
le fiamme s'alzarono presto.
Ricurvo, cadente, tremante,
il piccolo frate si mosse.
Fra i Bianchi prostrati alla terra,
giungendo sfinito alla fiamma,
la bambola porse all'ardente fascina;
un ultimo sguardo le diede con occhio sbarrato,
e cadde, siccome fardello di cenci,
vicino alla fiamma prostrato.
S'alzarono in piedi i fratelli,
rimasero infine che il fuoco fu spento.
In file infinite silenti
con testa abbassata alla terra
tornarono ai propri conventi.

FRATE PUCCIO

Col viso emaciato e disfatto,
la bocca serrata,
con occhio morente,
pel grande convento dei Bianchi
il vecchio si mena stentando.
Il piccolo frate ricurvo
con braccio stecchito trascina le brocche.

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Nemmeno un istante si sosta,
con muovere affranto
trascina le brocche pesanti.