Alicata, Mario

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  • Tipologia: Persona Fisica
  • Date di esistenza: 1918-1966
  • Qualifica: Critico letterario, politico.
  • Attività: Critico letterario, uomo politico, giornalista.
  • Storia: Nasce a Reggio Calabria; nel 1933 è a Roma, dove frequenta il liceo “T. Tasso”. Qui conosce Paolo Alatri, Bruno Zevi e Carlo Cassola, che formano un gruppo riunito attorno a Renato Zangrandi. Iniziati gli studi universitari, con Alatri e Zevi si distacca da Zangrandi ed entra nei GUF della Facoltà di Lettere. Frequenta gruppi di intellettuali che dibattono vivacemente all’interno del fascismo. Viene in contatto con Antonello Trombadori, Renato Guttuso, Antonio Amendola; con Pietro Ingrao, Carlo Salinari e altri inizia un’attività politica che lo porta, nel 1940, ad aderire al Partito Comunista in clandestinità. Il suo impegno antifascista lo porta a tenere contatti con gruppi di operai comunisti, con i liberalsocialisti di Guido Calogero, con gli antifascisti cattolici (Adriano Ossicini e altri) fondatori del Movimento dei cattolici comunisti. Nel 1942 viene arrestato e deferito al Tribunale speciale. Negli stessi anni dell’impegno politico, Alicata si dedica alla critica letteraria, collaborando a riviste e diventando assistente di Nino Spegno. Dal 1937 al 1940 scrive sul «Piccolo»; dal 1939 sul «Meridiano». Collabora poi alla «Ruota», pubblicandovi saggi su Montale, Carducci, Pea e scrive anche sulla rivista di Bottai «Primato», con recensioni su D’Annunzio, Cecchi, Pirandello. Nel 1941 diventa redattore presso Einaudi collaborando con Pavese alla collana “Biblioteca dello struzzo”. Nello stesso anno, avvia una collaborazione cinematografica con Luchino Visconti in nome di un cinema realista. Arrestato e detenuto a Regina Coeli, è liberato nel 1943 e si impegna nella Resistenza romana, curando l’edizione clandestina dell’«Unità». Dopo la Liberazione, è membro della prima giunta comunale formata dal CNL. Nel 1945 dirige, per conto del Partito Comunista, il quotidiano dei lavoratori «La Voce del Mezzogiorno»; nel 1946 diventa direttore dell’«Unità», carica che mantiene fino al 1948, quando viene eletto deputato. Si impegna politicamente nelle regioni del Mezzogiorno, in particolare a favore della riforma agraria. Dal 1954 al 1964 è direttore di «Cronache meridionali». Nel 1955 sostituisce Carlo Salinari nella direzione della commissione culturale del PCI, prendendo posizione nel dibattito intellettuale e culturale seguito ai fatti del 1956, in favore di una partecipazione attiva degli intellettuali nella società e nella politica. Negli anni Sessanta si interrogherà sul pacifismo e sui rapporti fra i partiti comunisti internazionali. Muore a Roma.
  • Fonti (vedi legenda): 8, 9
  • Ultimo aggiornamento: 2008-12-09

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